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Il fercolo o “vara” che trasporta le reliquie di sant’Agata patrona della città e dell’Arcidiocesi di Catania, è una pregevole opera di alta oreficeria catanese. Elegante nella sua semplicità, esso si presenta a La vara di sant’Agata è stata segnata da molteplici vicende: uscita indenne dal terremoto del 1693 fu invece pesantemente derubata di molte parti nel 1890 ed infine gravemente danneggiata dai bombardamenti del 7/4/1943. L’attuale vara, pertanto, è il risultato del completo rifacimento compiuto nell’immediato secondo dopoguerra, soprattutto per l’intervento di alcuni artigiani catanesi particolarmente esperti nella lavorazione del legno, dell’argento e dei metalli. Complessivamente i maestri d’opera che lavorarono alla ricostruzione del fercolo riuscirono con grande capacità non solo ad inglobare nella nuova vara i molti pezzi scampati alla distruzione, ma anche a rifarne tutte le parti devastate dalle bombe, in particolare: la trabeazione; il fregio interno delle volte, il fogliame e i mascheroni; le statue del coronamento; i due stemmi dei dadi di zoccolatura posteriori . Inoltre furono reimpiegate dall’antica opera: un paio di formelle; l’insieme costituito dalle laminette sbalzate con motivi a candelabra e dalle cariatidi che separa armoniosamente i quadretti rappresentanti vari episodi degli Atti del martirio, che si possono ammirare alla base del fercolo; infine il decoro interno dei cupolini.
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